turismo e cooperazione internazionale

Il ruolo del turismo nello sviluppo locale

Sfide e opportunità del turismo per lo sviluppo locale

turismo e cooperazione internazionale
Spiaggia di Pangani, costa settentrionale della Tanzania

Se una città, un’isola, una regione o un Paese intero sono affermate mete turistiche allora non possono che essere ricchi e sviluppati.
E’ davvero così scontato il ruolo del turismo nello sviluppo?

Non c’è dubbio che il turismo sia un settore economico complesso che vede il coinvolgimento e l’interdipendenza di più attori e settori economici (i trasporti, gli hotel, i ristoranti, i musei, le guide ecc). L’aumento della domanda di beni e servizi in un territorio significa maggiore redditività per le imprese locali; aumentano i posti di lavori, il reddito pro-capite si alza e così anche il potenziale di spesa e di investimento in nuovi beni e servizi.

L’ Organizzazione Mondiale del Turismo (OMT) ha registrato nel 2018 un aumento del 6% degli arrivi internazionali che corrisponde a circa 1 miliardo e mezzo di persone in viaggio e conferma la tendenza in crescita del turismo.

OMT Organizzazione Mondiale del Turismo

Oggi l’emergenza sanitaria mette in discussione tali numeri (leggi anche Turismo e Coronavirus), ma non possiamo escludere che il fenomeno turistico continuerà ad essere rilevante per la crescita economica e lo sviluppo di un territorio.

Ma è così scontato che una meta turistica sia ricca e sviluppata?

Ricchezza (o meglio crescita economica) e sviluppo, sono due concetti che spesso, anche ingenuamente e nel linguaggio comune, vengono considerati sinonimi.

Il concetto stesso di sviluppo fu teorizzato da intellettuali del nord del mondo, quella parta di mondo in cui l’industria e l’innovazione tecnologica stavano favorendo un aumento della ricchezza (crescita) e quindi un conseguente miglioramento delle condizioni di vita (sviluppo). Guardando dietro di sé a chi non aveva raggiunto quel livello di benessere, si pensava fossero fermi a uno stadio precedente, semplicemente perché più lenti o meno capaci o magari troppo lenti perché meno capaci.

Siamo negli anni ‘60, epoca in cui anche il fenomeno turistico è in crescita ed inizia ad avere un ruolo importante nell’avanzamento verso un ipotetico stadio successivo.

Già negli anni ‘80 però, e precisamente nel 1987, l’allora Commissione Mondiale su Ambiente e Sviluppo (WCED) in sede ONU, mise in discussione il concetto di sviluppo così come pensato e descritto fino ad allora. Davanti a una maggiore consapevolezza dei suoi effetti negativi, ci si rese conto che questi non potevano essere più trascurati e obbligavano a ripensare l’intero processo di sviluppo.

Lo sviluppo sostenibile è uno sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

Definizione di “sviluppo sostenibile” della Presidentessa del WCED Gro Harlem Brundtland da cui il nome del “Rapporto Bruntland”.

Parliamo di impatto ambientale e socio-culturale; il primo relativo all’uso delle risorse energetiche e al rischio che un abuso possa minacciare il loro utilizzo da parte delle generazioni future, il secondo riguardante le ripercussioni sulle comunità e sulle regole che la governano. Ecco allora che l’aggettivo sostenibile diventa requisito necessario dello sviluppo stesso.

Nasce il concetto di Turismo Sostenibile

Negli stessi anni si inizia a parlare anche di “turismo sostenibile”, in quanto fenomeno complesso con ripercussioni economiche, ambientali e culturali. Nel 1995 si tiene a Lanzarote la prima Conferenza Mondiale sul Turismo Sostenibile promossa dall’OMT che afferma che il turismo deve essere “ecologicamente sostenibile nel lungo periodo, economicamente conveniente, eticamente e socialmente equo nei riguardi delle comunità locali”.

In qualche modo “legittimata” la riflessione in materia, nel 1999 viene adottato il Codice Mondiale di Etica del Turismo e dedicato l’Articolo 3 al “turismo come fattore di sviluppo sostenibile”.

In sintesi, questo significa:

  1. l’impegno degli operatori turistici nella salvaguardia dell’ambiente e delle risorse naturali per la promozione di una crescita economica sostenibile per le generazioni future;
  2. l’impegno delle autorità pubbliche a più livelli nella promozione e facilitazione di tali forme di sviluppo turistico sostenibile;
  3. il controllo della pressione antropica sui territori e quindi la messa in atto di strategie per favorire una destagionalizzazione del turismo in grado di ridurre i flussi turistici;
  4. la realizzazione di infrastrutture turistiche nel rispetto di restrizioni e limitazioni per tutelare gli ecosistemi e la biodiversità e infine,
  5. il riconoscimento del turismo nella natura e dell’eco-turismo come forme di particolare arricchimento e valorizzazione del turismo nel rispetto del patrimonio naturale e culturale locale.

Turismo per la cooperazione internazionale

Le potenzialità del settore turistico in funzione di uno sviluppo sostenibile iniziano a interessare anche le organizzazioni di cooperazione internazionale in cerca di nuove strategie. Constatati i limiti della politica degli aiuti infatti, basata sul “diamogli quello che non hanno” che implicava il dover continuare a dare all’infinito, il mondo della cooperazione internazionale si trova davanti alla necessità di sperimentare nuove modalità. Da una parte ha bisogno di sostenere quei “vecchi progetti” realizzati e conclusi, dall’altra vuole inserire il criterio della sostenibilità nella progettazione dei nuovi.

Il turismo sostenibile sembra in grado rispondere alle esigenze di uno sviluppo sostenibile e soprattutto in quei Paesi in cui le strutture economiche più semplici (e talvolta informali) agevolavano l’inserimento di nuovi servizi che generano immediati benefici alle comunità più povere e mettono in moto processi di crescita economica e miglioramento delle condizioni di vita. Alle comunità locali si presenta l’opportunità di riscoprire il loro territorio come un patrimonio da tutelare e valorizzare per il suo elevato potenziale turistico (pensiamo anche solo alla natura incontaminata o tropicale).

Senza sottovalutare poi il valore dell’incontro con l’altro che permette a viaggiatore e comunità ospitante di aprire la mente e di aprirsi a un dialogo di confronto e di pace. Questi sono alcuni degli impatti positivi che può avere il turismo che, purtroppo, non escludono i rischi.

Ecco secondo me i principali rischi del turismo:

  • la sopravvivenza di una comunità e la tutela del suo patrimonio possono essere minacciate dall’abuso e dallo sfruttamento delle risorse da parte di privati stranieri (multinazionali);
  • il comportamento inadeguato e poco rispettoso dei visitatori può compromettere il valore dell’incontro con l’altro ed essere causa di conflitto;
  • il desiderio di soddisfare le esigenze dei turisti “a tutti costi” può far perdere di autenticità i luoghi e le tradizioni e condurre a una mercificazione anche culturale.

Come fare in modo che l’esperienza turistica porti un beneficio reciproco ed equo?

Le organizzazioni di cooperazione internazionale che scelgono il turismo per lavorare in questa direzione, devono necessariamente proporre alle comunità ospitanti dei percorsi partecipati per una pianificazione condivisa dell’esperienza turistica, a partire da risorse e competenze disponibili, consapevoli di punti di debolezza, ma soprattutto cogliendo opportunità e prevedendo minacce (insomma l’immancabile analisi SWOT – strenghts, weaks, opportunities, threats –  dei progettisti).

In ultimo, non meno importante, entrare in contatto con il settore commerciale, data le necessità di una struttura organizzativa e legale che permetta effettivamente di vendere viaggi.

Il ruolo del turismo nello sviluppo
Inizio del sentiero “Prince Bernhard Waterfall Trail” dell’Udzungwa National Park.
KEEP THE PARK CLEAN

Ti racconto un esempio che mi sta molto a cuore di come la cooperazione internazionale ha lavorato per lo sviluppo sostenibile di una comunità attraverso il turismo.

Turismo di comunità in Tanzania

Siamo nell’Udzunguwa National Park, un parco della Tanzania centro-meridionale che vanta un’elevata biodiversità di flora e fauna, motivo per cui è presente il Centro di Monitoraggio Ecologico dei Monti Udzungwa (UEMC) con cui collabora anche il Museo delle Scienze di Trento con l’obiettivo di ricerca e tutela di tale ricchezza.

Nel villaggio alle pendici dei monti, l’associazione italiana Mazingira è impegnata da anni in attività di educazione ambientale destinate a bambini e adulti e di formazione e avvicinamento all’imprenditoria rivolte in particolare alle donne. L’obiettivo è quello di favorire l’interazione e il coinvolgimento della comunità nelle attività del parco e del suo centro visite che accoglie turisti internazionali.
La necessità di nuovi servizi destinati ai visitatori (alloggio, ristorazione, ma anche laboratori di cucina locale e mercati di artigianato locale) rappresentano occasioni economiche per la comunità che sarà protagonista della loro realizzazione nell’ottica comune della salvaguardia ambientale e della valorizzazione delle risorse del territorio.
Questo caso studio è un esempio di quello che si chiama “Turismo di comunità”.

Ma a chi sono rivolti questi viaggi? Hai mai associato le tue vacanze al voler “fare del bene”? Ti è mai capito di cercare sul web campi di volontariato o viaggi solidali?

Volontariato in viaggio

Varie sono le opzioni possibili per praticare un turismo responsabile (Cosa è il turismo responsabile? Leggi qui), dipende da quello che cerchi. A volte, districarsi tra le varie proposte online non è sempre facile, sembrano simili tra loro, ma possono corrispondere a esperienze molto diverse e le discriminanti sono tante, a partire dall’organizzazione con cui si decide di partire.

Anche a me è capitato di sentirmi un po’ confusa e di avere difficoltà a scegliere la proposta che più potesse rispondere alle mie aspettative.Dopo essermi laureata in Studi Africanisti ad esempio, avevo il desiderio di ritornare in Tanzania, dove ero già stata con delle colleghe di lingua swahili per praticare un po’ la lingua, e fare un’esperienza di volontariato.

La prima ricerca online è stata “campo di volontariato” che mi avrebbe dato la possibilità, pagando una quota per il vitto e l’alloggio, di essere di aiuto, incontrare nuove persone, parlare swahili e approfondire la cultura locale. Dopo alcune esperienze e soprattutto proseguendo i miei studi in Cooperazione Internazionale allo Sviluppo, ho capito che il campo di volontariato non è altro che un’attività di autofinanziamento per le organizzazioni.

Per quanto il nostro aiuto pratico (mettere mattoni uno sopra l’altro, dipingere pareti, far giocare i bambini, aiutare a sbucciare le patate) possa essere di sostegno, di certo non mancano le mani e le energie in loco per farcela senza di noi.
Un po’ di soldi in più in cassa invece, quelli sì che fanno la differenza.
Ma nessun giudizio negativo o polemica, perché riceveremo in cambio qualcosa di importante.

Vivere un’esperienza nuova e significativa

Un’avventura raccontare a casa, che sicuramente ci avrà cambiato la vita e arricchito (emotivamente). A me, dati i miei studi, sembrava il modo più semplice per conoscere qualche organizzazione in loco e soprattutto condividere un’esperienza con la comunità locale.

Condivisione, è questa l’unica chiave secondo me per leggere in modo corretto e dare il giusto senso a un’esperienza di campo di volontariato.

E’ compito dell’organizzazione che ci accoglie costruire tale opportunità in modo onesto, creare le condizioni giuste e mediare sia dal punto di vista linguistico che culturale per fare in modo che di quella esperienza rimanga qualcosa di più che un ego più grande e l’orgoglio di aver fatto del bene.

Un’organizzazione seria non deve preoccuparsi solo di guadagnare dalla tua esperienza in termini economici, deve porsi l’obiettivo più difficile e lungimirante di farti vivere un’esperienza autentica, di comunicare i valori e gli obiettivi della cooperazione, di far incontrare due comunità e culture non riproducendo e rafforzando gli stereotipi, di lasciare un ricordo positivo dell’esperienza. Tutto ciò le varrà un sostegno ben più valido e lungo della quota di partecipazione a un campo di due settimane.

Al discorso del volontariato in viaggio si collega un altro termine molto di moda negli ultimi anni che è il volonturismo. Di fatto non è qualcosa di molto diverso, semplicemente il “pacchetto” che andrai ad acquistare, includerà anche attività prettamente turistiche. Rimanendo in Africa ad esempio, quasi sicuramente un safari per vedere gli animali, una passeggiata al mercato, magari la visita di un museo, chiaramente i trasporti, il vitto e l’alloggio e un accompagnatore.

Altra categoria invece può essere quella di Turismo solidale, con cui si indicano generalmente quelle proposte di turismo realizzate da organizzazioni non profit che includono la visita ai propri progetti e una quota solidale destinata al loro sostegno. In molti casi, le organizzazione gestiscono anche il vitto e l’alloggio dei visitatori, magari il risultato proprio di progetti imprenditoriali alla cui realizzazione hanno contribuito.

Turismo solidale in Romania

Per raccontarti meglio questa tipologia di esperienza, ti riporto in Europa, precisamente in Romania. Qui infatti, l’associazione italo-rumena Il Giocattolo che da anni si occupa di educazione, ha pensato di proporre ai suoi sostenitori di andare a vedere personalmente ciò che stava realizzando proprio grazie alle loro donazioni. I visitatori in questo caso non sono impegnati in un’attività di volontariato, ma hanno la possibilità di visitare la scuola che è stata costruita anche con il loro contributo e incontrare gli insegnanti e i bambini che la frequentano.

Secondo te lo sanno che in quella zona poco conosciuta e turistica della Romania c’è una riproduzione in scala minore del famoso teatro di Vienna, e una farmacia del ‘700, e una cascata fiabesca nella foresta e un treno a vapore come pochi ancora rimasti in Europa?

Ed ecco che quel gruppetto di visitatori inizierà a viaggiare, avrà bisogno non solo di dormire e di mangiare, ma anche di spostarsi e di essere guidato da un accompagnatore: inizia così quel processo di valorizzazione turistica dell’intera area che genererà nuove economie.

Il ruolo del turismo nello sviluppo
Mercato locale di Timișoara, Romania. Artigianato in legno, tipico della tradizione rumena.

Come si diventa viaggiatori responsabili

Se ora hai le idee più chiare su come andare in vacanza e “fare del bene”, ti complicherò le cose: non sono solo i programmatori turistici (o le organizzazioni non profit) a “fare” il turismo sostenibile e non basta (e non è nemmeno necessario) acquistare un “pacchetto” di turismo solidale (o volonturismo o simili) per essere viaggiatori responsabili.

Siamo noi con i nostri comportamenti e scelte da viaggiatori a fare la differenza.

Se il turismo ha un ruolo e un valore nello sviluppo, allora è prima di tutto in quello umano: si sa, quanto torni da un viaggio torni cambiato, ma non per quello che di straordinario hai visto o fatto, ma per come ti sei relazionato con persone nuove, hai messo in discussione le tue certezze, hai sperimentato e hai imparato ad adattarti, per le scelte che ti sei trovato a fare.

A volte meglio non sapere e non pensare, meglio far scegliere a qualcuno dove andare in vacanza, far organizzare a un altro tutto il programma e limitarsi a vivere quelle due settimane di ferie per poi tornare a casa in attesa dell’anno successivo.

Eppure, se stai leggendo questo articolo è perché ti aspetti di più dal tuo viaggio. Io credo che viaggiare sia qualcosa di più di questo.

©photo Francesco Cosentini

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